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Lo Stato che non c’è stato

Posted By Campajola Mariano on Mar 28, 2020 | 0 comments


Ammiriamo tutti la dialettica di Giuseppe Conte, ammettiamolo. È veramente tanto buono e giusto, severo quando serve. Affronta le difficoltà con la verità e, ai nemici dell’umanità, gliela spara dritta in faccia. Scusate il mio linguaggio un po’ volgare al livello del più basso rango della società… ma è proprio questo che ammiriamo del nostro Presidente: il fatto che pensa a noi italiani quando si tratta di farsi valere come tale rappresentante, anche in Europa.

Farsi valere così è ammirevole e genera un senso di patriottismo enorme. Ne parlavo proprio con un mio carissimo amico e collega del bar in cui lavoriamo… peccato che le parole, per quanto buone possano essere, non ci facciano mangiare.

L’emergenza sanitaria – ma lo avevamo previsto – sta tramutando in piena emergenza economica, ma a voi tutti dico: “Lo Stato c’è. Lo Stato è qui”. Il Governo interverrà con misure straordinarie che ci consentiranno di rialzare la testa e ripartire quanto prima.

Dichiarazioni del Presidente Conte

Queste sono state le parole del nostro amatissimo Presidente del Consiglio che ci ha rassicurato con misure straordinarie. Ma vediamo le cose da un punto di vista più concreto, da un esempio concreto: il mio. Cosa è successo per assicurarci che non moriremo di fame una volta finiti i soldi (e, credetemi, sono molto vicino a questo momento)? Siamo stati messi in cassa integrazione ordinaria (CIG) e questo vuol dire che:

Il datore paga come nella cassa integrazione il trattamento anticipando la spesa che verrà rimborsata: se oggettivamente la spesa è impossibile per mancanza di liquidità, provvede direttamente la finanza pubblica. I lavoratori percepiscono quanto spetta loro per contratto per le ore prestate e l’80% dell’ammontare globale per le ore che avrebbero dovuto prestare; in rapporto alla fascia retributiva di appartenenza vengono riconosciute spettanti cifre lorde pari a due fasce retributive; vengono integrate nelle festività o la malattia, mentre viene computata la maternità.

La legge… altre belle parole spese a favore del popolo italiano. Ma i fatti? Nemmeno un centesimo da un mese. Bene, potremmo ipotizzare che è il datore di lavoro che dovrebbe anticipare, giusto? Ma se questo non avviene è sottinteso che entra in gioco la condizione di impossibilità di spesa per mancata liquidità suddetta; allora dovrebbe entrare in gioco direttamente lo Stato per aiutare i cittadini e non farli rimanere in condizioni economiche disastrose… ma questo non è successo e sto, stiamo, finendo l’unico mezzo di sostegno che serve per acquisire cibo e acqua… i famosissimi beni di prima necessità che hanno obbligatoriamente fatto aprire i negozi in questi giorni (per fortuna).

Quello che irrita ancor più noi che viviamo questa situazione è vedere per televisione le richieste di donazioni per la Protezione Civile che, onestamente, se potessi sarei il primo a supportare poiché loro sono i veri eroi di questa nazione. Ma parliamoci chiaramente, come si fa a pretendere una donazione se siamo i primi a non avere un centesimo? È un paradosso… è la dimostrazione che i mass-media trasmettono solo perbenismo ignorando che stanno comunicando con un popolo in crisi e non dei ricchi sceicchi. Ma qua sto divagando e forse parlo con rabbia che offusca il mio pensiero.

In fine, ciò che voglio trasmettere con questo articolo è: gli italiani hanno bisogno di aiuto, adesso. Basta parole, qui ci stiamo avvicinando alla fame e all’anarchia senza neppure esserne coscienti.

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