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Una risposta al presidente Giuseppe Conte

Posted By Campajola Mariano on Mag 1, 2020 | 0 comments


Salve Presidente,

Le scrivo, qui, sul mio blog personale perché ritengo sia la maniera più trasparente e diretta con cui possa cercare un dialogo con lei…
Le scrivo questa “lettera” per segnalarle una cosa che lei sicuramente già ha capito da un bel po’… le cose cominciano a mettersi male.

Cito una parte del suo ultimo post, pubblicato su Facebook che ha ispirato la mia suddetta “lettera”

Lo Stato, così come tutti i lavoratori, non ha mai trovato di fronte a sé una minaccia sanitaria ed economica come questa. Negli ultimi 50 giorni abbiamo dovuto mettere in campo uno sforzo economico pari a quello di intere manovre di bilancio realizzate nell’arco di 2 o 3 anni. Tanti hanno ricevuto un sostegno, altri lo riceveranno nei prossimi giorni. Abbiamo lavorato al massimo per far ripartire a pieno regime il motore dello Stato, perché questo poderoso sostegno pubblico si concretizzasse in pochi giorni: ci sono stati e ancora continuano alcuni ritardi nelle somme da erogare, come pure complicata si sta rivelando la partita dei finanziamenti. Chiedo scusa a nome del Governo, e vi assicuro che continueremo a pressare perché i pagamenti e i finanziamenti si completino al più presto. È ai dettagli un nuovo provvedimento con aiuti e misure per la ripartenza economica che saranno più pesanti, più rapidi, più diretti.

Non farò finta di non sentire i vostri consigli, le vostre sollecitazioni, la vostra rabbia, la vostra angoscia. Non cadono nel vuoto, non sono parole al vento. Sono piuttosto il vento che spinge più forte l’azione del Governo. Credo sia l’unico modo per onorare questo giorno, questo 1 maggio.

Da questo estratto, Presidente, leggo tante parole di cui essere fiero e non è satira o ironia. Sono davvero orgoglioso di avere al governo un uomo che sa ammettere che i problemi non sono fantasia e che cerca di fare qualcosa; tuttavia, le emozioni che provo mi portano a chiederle di velocizzare ulteriormente perché vede, Presidente, sono da due mesi con €1.11 sul mio conto… tutti sappiamo che, normalmente, non sarei potuto sopravvivere con questa somma per due mesi, giusto?

AGGIORNO (2 Maggio 2020)

Fortunatamente, ad aiutarmi c’è stata la mia famiglia e non la CIG di cui necessito disperatamente e che dall’alto continuate a posticipare per vincoli burocratici*. Mentre io sono stato aiutato dalla mia famiglia, inizio a vedere che il conto diventa rosso e che i debiti si accumulano… questo significa che un giorno, quando riceverò quella dannata CIG, ne riceverò (senza esagerare) solamente una misera parte (all’incirca il 70% sarà sparito entro un’ora). Questo continua ad aggravarsi ogni momento che passa.

“Sì ma come stai usando internet? Non hai pagato internet per scrivere qui sopra? Potevi usare i soldi in un altro modo”, casomai vi venisse in mente di pensare questo: prima della quarantena feci una ricarica sul cellulare per situazioni di emergenza economica come questa e uso l’hotspot per navigare fin quando avrò credito.

Quello che vi sto chiedendo è basta posticipazioni, basta burocrazia… in uno stato critico come questo non vi è razionalmente e umanamente parlando spazio per le scartoffie, perché mentre qualcuno le compila: le persone vere si avvicinano sempre più alla loro caduta (volendo essere lungimirante / pessimista).

Articolo n.38 della Costituzione

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L’assistenza privata è libera.

Adesso non parlo più a nome mio ma a nome di ogni persona che sta vivendo lo stesso incubo (ce ne sono tante e le conosco personalmente): è venuto il momento di essere umani e non politici, è venuto il momento di dimostrare al mondo quanto sia facile scegliere di aiutare il prossimo e non aspettare che perisca per via della burocrazia italiana che è sempre stata (mi scusi l’esempio rozzo) come una lumaca che spesso non ci arriva neppure al traguardo. Non ho altro da aggiungere, signor Presidente… spero davvero che questo messaggio le arrivi, in qualche modo, perché la mia è una richiesta di umanità ad  una persona che finora non mi ha mai fatto pensare di non essere tale, di non essere umano.

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